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“Ma tu, che lavoro fai esattamente?”

Ovvero: il web redesign spiegato a mia madre mio figlio

Da un recente sondaggio interno (off line), la maggior parte dei nostri genitori pensano genericamente che i loro figli “lavorano con il computer”.
I figli danno interpretazioni più fantasiose, che vanno dal “mio padre fa il pompiere” (avendo partecipato alla formazione per il gruppo antincendio) al “venditore di slot machine”.
Questa di spiegare in qualche modo il nostro lavoro è una frustrazione relativamente nuova; una volta era più semplice, adesso le sfumature sono tante e a volte abnormi. La rarefazione del prodotto tangibile, quello che tocco con mano e magari impacchetto, rende inafferrabile agli occhi di chi appartiene a generazioni meno recenti o troppo recenti quello che realmente “facciamo”.

Da qui il tentativo dei lavoratori del web di arrivare a “spiegare quello che faccio in parole così semplici che anche mia madre possa capire”.

Di recente però la nostra amica Alessandra durante un barcamp (poi magari parliamo di cos’è un barcamp…) diceva: io non devo più spiegare a mia madre, è più importante che sia mio figlio a capire quello che faccio. E questa propensione al futuro ci sembra per certi versi aderente al nostro modo di fare web redesign.

Quindi, caro figlio mio: noi facciamo siti internet, pensandoli per bene insieme al nostro cliente, analizzando con cura il suo passato per migliorarlo sempre di più, aiutandolo a vedere il bosco invece del singolo albero.

E poi, se non hai capito fa lo stesso: ti compro un Gormita e siamo a posto così. Un giorno capirai.