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Corso di Digital Content Design

Un corso per progettare il contenuto digitale: perché chi scrive on line è anche un designer

Nell’era del consumo bulimico dell’immagine, la parola ha di nuovo il suo ruolo centrale: on line, le parole fanno trovare, spiegano, rassicurano, raccontano e – infine – vendono prodotti e servizi.

Parlare di contenuto on line significa, però, considerare un insieme di fattori di cui la scrittura vera e propria di un testo è solamente la parte terminale, la conseguenza: un contesto in cui ci sono committenti con obiettivi di business, che raggiungono risolvendo bisogni di persone, attraverso i contenuti on line che noi produciamo. Contenuti che, a loro volta, hanno forme e modi d’uso molteplici e frammentati. Un ambiente complesso, che richiede un’evoluzione dell’approccio al contenuto digitale.

In questo corso impariamo a progettare contenuti digitali pensando come designer, attraverso processi, metodi e strumenti usati da architetti dell’informazione, UX designer e information designer.

E ora, una piccola selezione di psicodrammi che potrebbero indurti a partecipare a questo corso.

  • Devi creare il sito aziendale, gestendo la perfida-agenzia-esterna, il cui lavoro è fatto di satanismi che non sei in grado di esorcizzare?
  • Sei un digital manager e il tuo capo ti ha detto che lui è l’utente medio, e che quindi il sito si fa così?
  • Hai la malsana sensazione che vorresti un sito “come quello di Apple”?
  • Hai disegnato l’albero e steso i contenuti del sito, ma ti sembra tutto tremendamente già visto?
  • Sei in cerca di idee per dare un concept a un sito web, ma il foglio bianco davanti a te grida a squarciagola “Fallirai”?
  • Il tuo sito “non funziona”?
  • I tuoi contenuti parlano solo a te?

È il momento: ripensa il modo in cui pensi il contenuto digitale.

Già convinto? Difficile, ma nel caso:

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Bologna, 23 giugno 2017

Perché questo corso?

Il digitale è un brutto mondo

La gente ha fretta, legge poco e male, più che altro guarda e passa. Leggicchia. E lo fa su schermi grandi, medi, piccoli. In casa, in coda, in autobus. Con concentrazione, o in totale distrazione, o in ansia.

Come non bastasse, le persone non sono le uniche per le quali scriviamo: ci sono creature strane come i motori di ricerca, che assomigliano sempre di più alle persone, ma non del tutto. Ad esempio non suonano il clacson ai semafori, ma sanno esattamente che stai cercando un paio di sneaker, anche se lo avevi solo pensato.
E questo per parlare di quello che si vede.

Ma, dietro lo specchio, ce n’è uno peggiore

Sotto il livello dell’acqua, esistono committenti che vogliono raggiungere un obiettivo (ad esempio: fare soldi), persone che hanno bisogni che nemmeno sanno di avere, prodotti lasciati soli al freddo, servizi presentati come prodotti lasciati soli al freddo, contenuti in putrefazione e contenuti-diamante nascosti tre metri sotto terra. E dati, informazioni come se non ci fosse un futuro, che possono aiutarci a prendere decisioni migliori, nascosti ovunque.

Il contenuto digitale: un’esperienza non lineare

I contenuti on line non si leggono in sequenza, pagina 12 dopo pagina 11 – ed ecco spiegata la faccenda dell’ipertesto. Le persone leggono pagina web arrivando da Google, da una newsletter, da una e-mail, da un post su Facebook, dal link su un altro sito – o dallo stesso. E ci arrivano ciascuna con conoscenze intenzioni obiettivi emozioni.

I contenuti on line devono portare altrove: a un carrello, a una form di iscrizione, a un’altra pagina web. Devono convertire: trasformare uno stato in un altro, provocare un cambiamento, un fatto.

I contenuti on line vivono quindi in un contesto, che ne determina sostanzialmente il senso e ne è parte integrante.

Per tutto ciò, scrivere un contenuto per il mondo digitale richiede progettualità: la considerazione del contesto, dei fattori che influenzano il cosa e come scriviamo e la conoscenza degli strumenti e metodi che ci permettono di usarli, invece che di subirli.

Cosa è (e cosa non è) questo corso?

In questo corso vedremo come le metodologie di design aiutano a progettare testi che diventano architetture che diventano esperienze digitali.
Dalla voce umana.

Un altro corso per imparare a scrivere? No, ce ne sono tanti, e alcuni veramente validi. Qui parliamo di come “arrivare a scrivere” nell’arioso mondo del digitale.

In particolare, impariamo a scrivere pensando come designer: gente che – oltre a vestirsi di nero e avere sempre una quantità di pretendenti intorno – risolve problemi.

Già: il designer non è un artista. Il design risolve i problemi. Così come fa la scrittura digitale, o qualsiasi tipo di scrittura che non abbia (solo) velleità artistiche, o venga fatta (solo) per il puro gusto di farla.

Fine della creatività, quindi? Tutt’altro: la creatività si esprime solo in presenza di vincoli, limiti, obiettivi. Una delle ambizioni di questo corso è di darti la tecnica con cui esprimere la tua creatività, in modo che tu la possa dimenticare quando diventerà istinto, liberando la tua indole artistica.

A partire dalla corretta formulazione della domanda, le metodologie del design ti aiuteranno a costruire un contenuto tra le cui pareti si consumi il matrimonio tra le aspettative del tuo committente e i bisogni dei suoi utenti. Tanta gioia!

Più chiaro ora? Se pensi che tutto questo ti possa essere utile:

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Bologna, 23 giugno 2017

A cosa serve questo corso?

È utile ad esempio se:

  • devi inventare o reinventare un sito web e vuoi partire con più certezze che sensazioni e fantasie
  • vuoi migliorare le prestazioni di un sito web che non funziona come vorresti
  • devi scrivere i contenuti per un sito web
  • hai bisogno di identificare con precisione target, messaggio e tono di voce per la tua content strategy
  • gestisci normalmente siti web realizzati da altri, e vuoi avere maggiore coscienza nel giudicare il loro operato (e i loro preventivi)
  • vuoi farti un’idea di cosa sia il design e di come si sposi coi contenuti
  • vuoi veramente che “le persone” siano centrali nel tuo lavoro
  • vuoi passare una giornata fuori dal tuo ufficio e cerchi scuse valide per il tuo capo

A chi si rivolge?

Giunto a questo punto, probabilmente è il momento:

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Bologna, 23 giugno 2017

Il programma

Parte 1: le cose noiose ma necessarie

  • Radiografia di un sito web
    Ciò che si vede, ciò che non si vede: con chi e cosa abbiamo a che fare quando diciamo “sito web”
  • Capire il contesto
    Come definire gli obiettivi del progetto insieme al nostro committente: chiedere non basta, bisogna chiedere bene
  • Capire le persone
    Come definire i bisogni insieme a chi userà le nostre parole: chiedere non basta, bisogna chiedere bene (part II), e distillare i dati giusti per interpretare cosa succede intorno a noi
  • Capire la concorrenza
    Sapere cosa succede là fuori per restare unici: analisi competitiva per vedere buone e cattive pratiche
  • Capire il contenuto
    Le tecniche per fare ordine, prima di creare senso: inventari, audit, assessment e altre cose fatte in Excel (sì, ti tocca)

Parte 2: le cose necessarie ma divertenti

  • Pensarsi lettori
    Leggere per scrivere, testi che interagiscono, si richiamano tra loro, stimolano all’azione, creano percorsi (sì si legge ad alta voce)
  • Conoscersi
    Farsi e fare le domande giuste, leggere tra le righe delle risposte, interpretare i dati
  • Scegliere gli abbinamenti
    Quali parole, quali dettagli, quali tecnicismi, quali funzionalità
  • Trovarsi
    Definire un tono di voce che sia coerente con il mood aziendale e le persone, siano esse clienti o dipendenti
  • Spogliarsi
    Scrivere per il web, mettersi a nudo, dando priorità e brio alla tua storia (sì, si scrive e si fanno gli esercizi)

Durata

Una giornata: mattina noiosa a mente fresca, pomeriggio divertente a mente stanca.

Inizio lavori alle 9:30, pausa caffè di 15 minuti, pranzo alle 13, ripresa lavori alle 14, fine lavori alle 17:30.

Luogo

Bologna, a 10 minuti a piedi dalla stazione.

Costo

280€ + IVA per le aziende
220€ + IVA per i privati (che l’IVA ti sia lieve)
220€ + IVA a persona, se iscrivi da tre persone in su
220€ + IVA a persona per i soci di Architecta
220€ + IVA se ti iscrivi entro il 15 maggio (aziende, privati e comitive. Mica possiamo rovinarci)

Sii dei nostri, potrai dire ai tuoi nipoti “io c’ero”, tipo al Cavern Club di Liverpool quella sera di febbraio del 1961.

Ora è praticamente obbligatorio:

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Bologna, 23 giugno 2017

Cosa ti porti a casa?

(Spegnendo il cellulare e facendo a meno di chiacchierare con il compagno di banco) potrai uscire dal corso con metodi e strumenti per affrontare la costruzione di contenuti – e di architetture di contenuti – on line che funzionino. Non sarai un digital content designer cotto-e-mangiato, probabilmente, ma avrai sicuramente:

I docenti
Foto docenti

Simona Sciancalepore
Sono una free lance, una giornalista pubblicista e una che ha fatto e insegnato teatro per qualche tempo (lungo).
Negli ultimi anni – per dire – ho lavorato tra gli altri con Assist, Unioncamere Lombardia, Mentine (wow!), GS1 Italy.
Lavoro con la scrittura e col teatro perché le persone si riconoscano in ciò che scrivono e raccontano. Lo faccio con le interviste, i laboratori di scrittura e di public speaking, le chiacchiere, gli esercizi, le orecchie bene aperte.
Sogno un mondo dove forma e contenuto stanno nello stesso piatto senza far ingrassare, ma riempiendo.

Nicola Bonora
Sono co-fondatore di Mentine, agenzia digitale bolognese specializzata in redesign, l’unica nell’universo ad avere nel suo menu di navigazione la voce Insuccessi.
Lavoro nel design dell’esperienza degli utenti, senza dimenticare che, nonostante tutto, sono persone.
Ho lavorato come dipendente, poi free lance, poi ancora dipendente, infine imprenditore, nell’arco di 25 anni di fallimenti continui, mattoni di una raggiunta, invidiabile e del tutto sedicente maturità professionale.
Ho disegnato, curato, gestito o semplicemente venduto progetti per realtà imponenti e famose, così come piccole e ignote, con lo stesso gusto nel tentare di rendere semplice la complessità dei sistemi.
Sogno un mondo in cui forma e contenuto danzino insieme come Ginger e Fred.

Nicola, che non ha studiato latino, afferma:

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Se non progetti un contenuto come se fossi un designer, avrà lo stesso peso di un finto testo. Se non fosse chiara la call to action: