MENU

Ricerca e analisi

Una casa non si costruisce dal tetto. Senza ricerca e analisi, non c'è design.

Che cosa è: il primo fondamentale passo di ogni processo di design, che sia piccolissimo o epocale. È la fase di ascolto, di esplorazione e di raccolta che chiarisce bisogni e obiettivi. Qui si definisce il perimetro del progetto e si gettano le basi per un design consapevole, giacché, come la pensava Le Corbusier, un problema bene impostato è all’origine di ogni buon design.

Risultato: conoscenza e consapevolezza. Un insieme di informazioni di tipo quantitativo e qualitativo che permettono di indirizzare al meglio le decisioni di design, definendo inoltre traiettorie, tempi e budget. A partire dalla massima incertezza (“non sappiamo bene quale servizio sviluppare, e come”) fino all’indagine del perché le cose vanno in un certo modo (“come mai questa pagina non converte?”), la ricerca è un passo imprescindibile per creare fondamenta solide per il progetto.

Strumenti: stakeholder interview, user research, content audit/assessment, web analytics, competitive analysis, expert review, heuristic analysis

COME MANGI

Migliore è la materia prima, migliore sarà il prodotto finale.

Gli ambiti della ricerca sono principalmente quattro. Per ciascuno, sono differenti le domande che si possono porre e le possibilità di ottenere informazioni.

La ricerca in azienda: riguarda gli stakeholder e i responsabili delle principali aree aziendali. Ha come obiettivo la definizione del perimetro in cui ci muoveremo: obiettivi del sito, risultati chiave, metriche, vincoli, rischi e opportunità.

La ricerca con gli utenti: le persone sono la ragione d’essere di un servizio. Comprenderne bisogni, obiettivi e comportamenti permette di offrire loro la possibilità di fare un’esperienza di servizio molto più che soddisfacente, in modo connesso agli obiettivi aziendali.

La ricerca sui contenuti: il contenuto è il ponte tra le persone e l’azienda. La ricerca sui contenuti mappa l’ecosistema di elementi che costituiscono il linguaggio e il messaggio con cui l’azienda comunica sé stessa al mondo esterno, per valutarne la completezza, la correttezza, la coerenza e rilevare eventuali gap.

La ricerca sulla concorrenza: mappare le pratiche già in atto sul mercato, per comprendere quanto di buono o di negativo è stato fatto da altri, verificare la presenza di standard utili e, infine, definire il proprio posizionamento unico nello scenario digitale.

QUANDO FARE RICERCA

La ricerca è un eccellente profilattico contro la complessità inaspettata.
(Erika Hall)

Siamo tutti portati umanamente ad assumere per veri schemi che riteniamo, in buona fede, corretti, “giusti”, quindi funzionanti. E su queste fondamenta poi costruiamo un edificio. Noi cerchiamo di schivare qualsiasi tentazione di fare “assumption based design” grazie alla ricerca e all’analisi.

Qualsiasi sia il momento storico in cui le nostre strade si incontreranno (potete cliccare qui per accelerare l’arrivo di quel momento), siamo certi che una giusta quantità di ricerca e analisi varrà tutti gli sforzi che vi chiederemo di sostenere. In ordine crescente, possiamo tracciare “quattro gradi di consapevolezza” rispetto al momento in cui ri-progettare, seguendo lo schema che Erika Hall ha tracciato nel suo Just Enough Research:

Ricerca generativa/esplorativa: è utile a definire la domanda giusta. Troppi progetti muoiono in risposta a domande non pertinenti, ma lo si scopre solo al loro capezzale. In scenari di innovazione, cercare le domande giuste è un salvavita.

Ricerca descrittiva: per ogni domanda esistono, più o meno, infinite risposte. Qual è quella giusta? Se abbiamo chiara la domanda, cominciamo a indagare il cosa e come, le possibili soluzioni.

Ricerca valutativa: quale tra le soluzioni che stiamo valutando funzionerà? Facciamo test, mettiamole sotto stress. Non ci innamoriamo di un’idea, mettiamola alla prova. Sembra poco romantico, ma a volte abbandonarsi alla vertigine dei sensi non paga.

Ricerca analitica/causale: siamo on line. Da un giorno. Da un anno. Ci chiediamo: “Perché succede?”. Se siamo nelle condizioni di ricevere feedback sull’uso reale dei nostri servizi, una ricerca di questo tipo ci può informare sulle cause degli eventi e darci gli strumenti per migliorare.

Il primo vantaggio, insindacabile, è che così è decisamente più probabile ottenere risultati. E poi ce ne sono altri, come ad esempio coagulare il gruppo di lavoro intorno a certezze e non a opinioni, evitare frizioni di ruolo, perfino dimostrare al boss che sta sbagliando (ehi, se sei il boss, sappi che non sei a prova di errore. E dai, clicca qui...).

IDEA

1% di ispirazione, dopo il noto 99% di fatica.

Secondo un vecchio adagio, si digerisce solo dopo avere mangiato. E qual è l’espressione più evidente della digestione? Esatto, quel suono lì. Ma siccome siamo persone fini, mica possiamo scriverlo in un sito; lo possiamo quindi chiamare, all’anglosassone, insight, o anche “a-ha moment”, l’attimo in cui tutto quello che si è ingerito prima si sfoga in idee  innovative, creative, brillanti. O più semplicemente, giuste, perché sono quelle che funzioneranno.

DATA-DRIVEN DESIGN

Bastano i dati per fare un buon design?

Siccome siamo designer e teniamo famiglia, ci teniamo a dimensionare correttamente il valore dei dati in un processo di design. Sfatiamo una certa linea di pensiero che mette in diretta correlazione la disponibilità di informazioni con la formulazione di una soluzione giusta: si tratta sempre di avere talento ed esperienze sufficienti a fare buon uso di quanto si ha a disposizione.
Sarebbe altrimenti come pensare che, con qualche tubetto di colori a olio e tre pennelli, chiunque possa dipingere una Guernica. Il concetto di design data-driven sottende una brutta equazione, se non considerato correttamente, e rischia di confondere gli strumenti con il risultato: i dati sono strumenti necessari, non una soluzione.
Chiamiamolo quindi data-informed design, e lasciamo che i designer facciano il loro lavoro.

Ad esempio, con una buona progettazione.

Dice Dario,
citando la Barbery che cita Tolstoj:

Tutti i progetti sono complessi allo stesso modo, ma ognuno è semplice a modo suo.

Se applichiamo un buon metodo, qualsiasi complessità viene smontata, poi rimontata molto meglio di prima. Volete vedere un progetto in cui, di analisi, ne abbiamo fatta tanta?